Il fisioterapista falso? Lo si può “sgamare”

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In crescita l’abusivismo. Intervista al dottor Antonio Bortone, presidente dell’Aifi.

L’ultimo atto è stato il divieto agli ambulanti di fare massaggi in spiaggia, imposto a fine agosto da un’ordinanza del sottosegretario al Welfare, Francesca Martini. Ma il fenomeno dell’abusivismo in fisioterapia è in preoccupante crescita e non riguarda soltanto i litorali e non solo il periodo estivo. A ricordarlo, nella Giornata mondiale della fisioterapia che si è festeggiata ieri, è stato Antonio Bortone, presidente dell’Associazione italiana fisioterapisti, che ha dato vita alla campagna contro l’abusivismo “Io sono un fisioterapista vero”, realizzata in collaborazione con Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato: “Quest’anno la Wcpt, Word Confederation for Physical Therapy, la più grande organizzazione di fisioterapisti del mondo, ha lanciato la campagna internazionale ‘Movement for Health’, ‘In movimento per la salute’, di cui l’Aifi si fa portavoce, con numerose iniziative organizzate dalle nostre sedi regionali, mobilitate per fornire informazioni. La Giornata è infatti un appuntamento che vede i professionisti impegnati a promuovere e migliorare la cultura e la scienza della riabilitazione e per difendere la salute dei cittadini”.

Dottor Bortone, quanti sono gli abusivi in Italia?

Secondo stime approssimative, a fronte di 50mila fisioterapisti in possesso del titolo, ce ne sarebbero almeno altrettanti che esercitano abusivamente la professione. E in mancanza di un ordine professionale, la situazione di illegalità e di pericolo per la salute continua a protrarsi.

 Quali rischi si corrono se si incappa nelle mani di un abusivo?

Un professionista titolato è tenuto a informare il cittadino sugli interventi riabilitativi che ritiene più appropriati, a concordare gli obiettivi, i tempi e le modalità di attuazione del programma riabilitativo, svolge la professione nel rispetto dell’ordinamento giuridico e delle normative in materia di privacy, collabora con i sanitari di fiducia del paziente. Un trattamento competente parte dalla valutazione funzionale, che accerta e conferma l’introduzione diagnostica, e redige un programma riabilitativo condiviso.
L’abusivo ha di solito un approccio molto grossolano, che rischia di non inquadrare il problema del paziente dal punto di vista clinico, con il pericolo di fare manovre maldestre. Nella migliore delle ipotesi, può procurare un danno transitorio, nella peggiore, un danno permanente e irreversibile.

 Come si può distinguere un “fisioterapista vero” da un abusivo?

Il ‘fisioterapista vero’, come chiarisce la nostra campagna di informazione, è il professionista in possesso della laurea in fisioterapia, oppure del diploma universitario di fisioterapista o di un titolo equivalente. Ci rendiamo conto che per un paziente è difficile discernere tra i tanti titoli ‘equivalente’ validi per legge. Ma già chiedere di esibire il titolo di studio o la tessera di iscrizione all’Aifi, associazione riconosciuta dal ministero della Salute che fa un controllo dei titoli dei propri iscritti, può essere uno strumento valido.
Solo con l’istituzione dell’ordine professionale, in applicazione alla legge 43 del 2006, si potrà avere uno strumento di garanzia per i cittadini. Infine, il professionista titolato è in grado, a richiesta del paziente, di rilasciare la ricevuta sanitaria esente Iva per il pagamento delle prestazioni e di mostrare gli attestati di aggiornamento professionale.